9 Luglio 2016 in Blog, Personaggi, Territorio, Turismo

L’Accademia del Chiosco

Cinquanta e uno anni fa e qualche mese si concludeva a settembre del 1965 l’estate a Castromarina. Il turismo ormai popolare, favorito dalla motorizzazione di massa, è in piena esplosione e  anche le fasce economicamente più deboli possono prendere il mare.

In Seicento, in Belvedere ma anche in Lambretta, Ape e ancora qualche calessino, a Castro ci arrivavano un po tutti. Nasceva il brand ruggente di Castromarina, ancora oggi sulla breccia. Un doppio stipendio da impiegati e la famiglia poteva villeggiare per mesi, comprare casa o farsene una alla marina. Le rimesse dell’emigrazione in Svizzera e Germania portano ancora altri bagnanti e i loro amici stranieri.

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11 agosto 1908 – Famiglia Sticchi

Ma loro, la crème storica della urbanizzazione turistica della marina, i colonizzatori, sono ancora al loro posto,  tra il nuovo porto del ’54, che aveva rilanciato piuttosto la sottostante Piazza Dante, e il paese degli indigeni sul monte.famiglia_0090

Vivevano nella loro isola felice: una piazza perfettamente definita settant’anni prima, resa monca dei bagni alla vecchie tagliate giù dalle scalette, ma con l’ormeggio comodo per il Riva, senza la dittatura serale della TV, a far tardi la notte giocando a carte.

Un intenso impegno sociale quello delle canaste notturne che spinge il brindisino Teodoro PELLEGRINO, villeggiante in Castromarina, a doverne dare conto poetandone personaggi e interpreti. Si autodefiniscono quelli di “sopra il Chiosco” e chi ha oggi cinquant’anni e più potrebbe riconoscerli, per ricordo o racconto dei padri,  un po tutti.

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L’opera letteraria, non si sa se complice la sua rinomanza, o la benestanza dell’autore, o la generosità di qualche  orgoglioso personaggio, viene stampata addirittura per i tipi di Scorrano a Lecce.

Uno spaccato di vita estiva che omaggia tanta bella gente a cui bene o male tanti paesani hanno voluto bene se non per il solo fatto che davano da mangiare negli anni della prima vera economia turistica di Castro. Amicizie sincere o ruffiane che spesso portavano alla “sistemazione” del figlioletto in qualche posto statale, a un consiglio legale, un baratto di favori spesso molto personali inimmaginabili in questo tempo di turismo mordi e fuggi.

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L’opera é in rima e conferma la fama del gioco alle carte che nelle serate castresi animava ville e  circoli privati e spesso con puntate sul tavolo rimaste leggendarie.

Accademia de “Il chiosco”

L’ora della canasta

E’ l’ora! in ciel tramonta e cade il sole

nel mare scomparendo nero oleastro;

le tenebre già scendono in carole

sulla marina splendida di Castro.

 

I pescatori accendon le lampare,

i bimbi vanno a letto ed ogni gente

si affretta nelle case a riposare

e prepararsi poi pel dì veniente.

 

E’ questa la routine la più ordinaria,

ma non per gente bene che conosco,

équipe veramente straordinaria

che vive quasi tutta sopra il ” Chiosco “.

 

Scesa la notte con le più serene

melodiche armonie fra luna e stelle,

discendono altezzose le falene

discendon le ” vandissime ” novelle!

 

discendono gentili pei gradini,

lente solenni senza mai stancarsi,

le coppie a passi rapidi e piccini,

e vanno al gran cimento, a misurarsi.

 

Scendono spinte da chi sa che cosa

che le tormenta, attira e le sovrasta !

E’ l’ora, è l’ora qui meravigliosa,

è l’adunata ormai della  Canasta !

 

Scende la Mimma, poderosa stella,

con torcia, occhiali, scialle e col bastone,

al braccio della docile sorella

e il nipotino tanto bambinone.

 

Discende con incedere solenne ;

a ritmo molle se ne viene giù,

e indietro, timidissimo ed indenne,

il gran corteggio della servitù.

 

Dalla sua torre eburnea e confortevole ,

Mariella viene giù decisa e forte,

sistemata famiglia ed ” onorevole “,

a sbaragliar le antagoniste accorte.

 

La Pia con l’Ispettore,  i ” fiorentini “,

dopo la cena in tono preordinato,

raggiunge regalmente coi bambini

il punto per lo scontro destinato.

 

Scende  Teodoro,  con la  Concettina

in un completo adatto a quindicenne ;

egli cadente e lei toujours bambina,

lui secolare e lei sempre ventenne;

 

poi viene fulminando e folgorando,

con voce ultraterribile e potente,

con la consorte al braccio, brontolando,

il Re della Scopone, il gran Clemente.

 

Dall’alto, intanto, una gran luce appare!

tutta la gente a lei pronta s’inchina !

è donna Luisa, è lei ch’ora compare,

è lei, della Canasta la Regina ;

 

e nella luce sua la  Clementina,

la molto silenziosa, con Paolello,

che dopo pranzo vuol la minestrina,

se no, non trova pace nel suo letto.

 

Scendono giù ! le accoglie con turbante

l’onnipresente Dora in gran faccende,

col buon Saverio docile e zelante

a pranzi, a cene, a pizze ed a merende.

 

Son tutti pronti per la gran tenzone.

Un fischio : corron tutti a prenotare

il posto alla terrazza dei Carrone

che l’invasione debbon sopportare.

 

E giocano ! poi senti sussurrato :   .

“si scende sporco e solo con cinquanta;

oddio, mi prendo il pozzo ! ma è bloccato !

Mi vuoi ? quanti gli onori ? mille ottanta “.

 

Così la notte passa ! accanimenti,

chouette compiacente o dolorosa,

piccole storie tutte sorridenti,

brevi dispetti fatti color rosa.

 

Passa la notte per gli spensierati. . .

per gli amatori della gran canasta ;

poi, quando luna ed astri sono andati,

dan le falene il segno che  ” ora basta “,

 

e tornano coi vinti i vincitori,

e pensano pel giro del ritorno,

mentre i mariti, i veri giostratori,

dicono: ” Ahimè! domani è un altro giorno!”

Castro, settembre 1965 – TIP. SCORRANO LECCE

 

Teodoro PELLEGRINO non è persona qualunque, laureato in Giurisprudenza in quegli anni di soggiorno a Castro è il direttore della Biblioteca Provinciale di Lecce, ma dai più è ricordato per essere stato l’ispiratore della fondazione dell’Accademia delle Belle Arti di Lecce inaugurata nel 1960.

Accademia del Chiosco come titolo della raccolta di poesie balneari praticamente obbligato.

Il Chiosco è quello di Peppino, aperto nel 1954, le foto proprio dei primi anni ’60.

Speriamo di trovarne altre.

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